La libertà di scelta è veramente un fattore di equità?

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Gli argomenti liberali alla moda non risparmiano la sfera dell’educazione.
Voci si levano, i modo particolare dagli ambienti legati all’economia, per affermare che una più grande libertà e una maggiore concorrenza tra istituti scolastici rappresenterebbero un sicuro elemento di qualità nonché di equità. Ma da una comparazione rigorosa tra paesi occidentali risulterebbe piuttosto che la libertà di scelta dei genitori accentui le differenze di livello tra scuole e allievi stessi.

Questo articolo é stato pubblicato in Verifiche n° 2, aprile 2008, Mendrisio

Traduzione di Marco Gianini

In materia di libertà delle famiglie nella scelta dell’istituto scolastico, i paesi europei hanno normative e atteggiamenti molto diversificati. In certi paesi, come in Francia, esiste una “carte scolaire” che obbliga gli allievi a frequentare un istituto scolastico all’interno di un ben determinato settore, riferito al luogo di residenza. Un sistema simile esiste anche nei Paesi Nordici, in modo particolare in Finlandia. Con una differenza degna di nota: nei Paesi Nordici esiste praticamente solo l’insegnamento pubblico, in Francia una considerevole parte delle famiglie supera i vincoli della carta scolastica iscrivendo i propri figli in scuole private. Altri paesi, come il Belgio e i Paesi Bassi, non conoscono alcuna regola di assegnazione prescritta di istituti scolastici, il “quasi-mercato scolastico” è del tutto libero.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha espresso la sua volontà di sopprimere la carta scolare. Una delle ragioni da lui invocate per giustificare è stata la giustizia sociale: a causa della carta scolare, i giovani d’estrazione popolare sono oggi spesso costretti di frequentare scuole elementari, secondarie e secondarie superiori “difficili” dove si concentrano i problemi di violenza, di emarginazione e di insuccesso scolastico. Un’attenuazione del regime della carta scolare permetterebbe loro di accedere a scuole di più alto livello, situate in quartieri meglio frequentati. Su questo argomento il candidato dell’UMP (Union pour un Mouvement Populaire n.d.t.) era stato seguito da Ségolène Royal, anche se il PS mantiene la posizione ufficiale di difesa della carta scolare.

I detrattori dell’on. Sarkozy ribattono che questa riforma, più che equità, genererà più segregazione sociale. Gli allievi migliori e coloro che semplicemente appartengono a classi sociali superiori saranno i primi a fuggire dagli istituti meno quotati che saranno sempre più relegati nel ruolo di scuole depresse. Al contrario le scuole “migliori”potranno pienamente approfittare della misura di attenuazione o della soppressione pura e semplice della carta scolare per praticare politiche di reclutamento selettivo, che costringeranno gli allievi in difficoltà a dirigersi verso altre scuole.

Il nuovo presidente francese ha poi espresso la sua ferma convinzione di concludere l’esperienza della scuola media unica, che ritarda l’orientamento fino alle soglie dell’insegnamento medio superiore. Sua opinione è che una troppo grande ineguaglianza di risultati scolastici tra allievi produrrebbe un “abbassamento di livello” di cui soffrirebbero in modo particolare i giovani di origini umili, perché non possono facilmente sottrarsi a queste classi eterogenee. Altri pensano invece che un orientamento più precoce prenderà per forza di cose la forma di una selezione sociale e acuirà ancora una volta la segregazione sociale nella scuola in Francia.

A priori le due argomentazioni potrebbero sembrare convincenti. Chi ha ragione quindi? Questo dibattito ha una dimensione europea allorquando la Commissione, che si esprime con la voce dei suoi esperti, raccomanda “politiche che introducono la competizione, la libera scelta e le forze del mercato nel sistema scolastico” 1.
Uno studio che è stato da poco pubblicato dall’associazione belga “Appel por une école démocratique” ci permette di risolvere la questione 2. Tracciamo qui le grandi linee e le conclusioni.

Classificazione europea dell’equità

Il grafico della figura 1 mostra una classificazione dei paesi dell’Europa occidentale3 sotto l’aspetto dell’ineguaglianza sociale nei sistemi d’insegnamento. Questa classificazione è basata su un “indice di condizionamento sociale dei profitti scolastici” calcolato sulla base dei risultati ottenuti in matematica nei test internazionali PISA 20034.

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Indice di condizionamento sociale dei profitti scolastici (matematica, PISA 2003)

Un indice zero indica che i risultati di profitto degli allievi sono totalmente indipendenti dalla loro origine sociale. Un indice uguale a 1 indica che la probabilità che un giovane d’ambiente sociale “superiore” ottenga migliori risultati di uno proveniente da ambiente “inferiore” è due volte più elevata del contrario. In pratica, nessun paese si avvicina a zero e nessuno supera l’unità.

Il Belgio e la Germania sono i campioni dell’ineguaglianza sociale a scuola, mentre i paesi mediterranei e scandinavi, eccettuata la Danimarca, ottengono migliori risultati. La posizione della Francia è piuttosto mediocre: una quart’ultima posizione che sembrerebbe confermare che la carta scolare e la scuola media unica non sono stati in grado d’assicurare l’equità del sistema educativo francese. Nondimeno, coll’indice 0,77, occupa con la Danimarca, i Paesi Bassi, l’Austria e l’Irlanda, una posizione quasi mediana tra i risultati del Belgio (0,93) e quello della Finlandia (0,55).

Libertà di scelta ed equità

Che cosa rivelano queste differenze tra paesi? Un numero quasi incalcolabile di caratteristiche culturali, pedagogiche, organizzative, geografiche, sociali, contabili… si intrecciano per definire la classifica citata. Tuttavia, delle tecniche statistiche idonee permettono di determinarne l’importanza relativa. In particolare vogliamo esaminare qui l’impatto di due differenze tra le altre: il grado di libertà nella scelta dell’istituto scolastico e l’anno d’età in cui gli allievi si dividono per seguire formazioni separate.
Il grado di libertà di scelta dipende lui stesso da molti fattori: la densità di scuole in prossimità del domicilio, l’esistenza o no d’un regolamento più o meno costrittivo in materia di attribuzione degli allievi alle scuole pubbliche (carta scolare) e la parte d’insegnamento non-pubblico nell’offerta scolastica (insegnamento privato o parificato, che sfugge a ogni regolamentazione in materia di reclutamento degli allievi).

Nel grafico 2, questi fattori sono stati aggregati in un unico “indice di libertà di scelta”. Quando gli allievi non possono accedere che a una sola scuola – perché non esiste insegnamento privato, perché non ha il diritto di scegliere o più semplicemente perché la densità di scuole è troppo debole – questo indice ha valore zero. Al contrario, il valore di questo indice si allontana da zero quando la densità di scuole è elevata, quando la parte d’insegnamento privato è importante e quando il paese impone poche costrizioni nell’attribuzione degli allievi negli istituti scolastici pubblici.

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Il Belgio è il paese dove l’indice di libertà di scelta è più elevato (1,87). Ciò si spiega facilmente per i tre fattori che intervengono nel calcolo di questo indice: in Belgio, circa il 60% delle scuole sono istituti privati parificati (cattolici in generale); si aggiunge a ciò il fatto che questo paese non conosce alcuna forma di regolamentazione che limita la libertà di scelta dei genitori, perfino nell’insegnamento pubblico; inoltre, la altissima densità della popolazione (343 abitanti/km2) fa sì che l’offerta di istituti scolastici sia particolarmente elevata. Il Portogallo invece che ha un insegnamento quasi Esclusivamente pubblico, una carta scolare altrettanto rigida che in Francia e una densità di scuole relativamente piuttosto bassa (a causa di tasso di urbanizzazione abbastanza poco elevato), presenta l’ indice più basso (0,18). In seconda posizione c’è la Finlandia (0,49). La Francia, occupa di nuovo una posizione mediana (0,65) per l’azione coniugata della carta scolare da una parte, di un insegnamento privato numericamente importante dall’altra.

Ritorniamo alla nostra questione: esiste una correlazione tra la libertà di scelta e l’equità sociale nell’insegnamento? Per rispondere è sufficiente comparare l’indice di condizionamento sociale e l’indice di libertà di scelta. Ecco che cosa otteniamo.

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Sul grafico 3 ogni punto indica uno dei quindici paesi esaminati secondo i due indici in questione. Più un paese si trova a destra di questo grafico, più i genitori hanno una grande libertà di scegliere la scuola del loro figlio; più un paese si trova nella parte alta del grafico e più i risultati scolastici sono fortemente condizionati dall’origine sociale. Il risultato è impressionante. I punti si distribuiscono abbastanza regolarmente lungo una linea diritta montante, segno d’una fortissima correlazione tra libertà di scelta e ineguaglianza sociale. La sola Germania (DEU) si allontana dalla tendenza generale. Perché?

Selezione precoce ed equità

In Germania la prima selezione degli allievi in funzione gerarchizzante ha luogo a partire dai 10 anni. Questa situazione eccezionale (solo l’Austria segue lo stesso modello) spiega molto probabilmente perché il paese si distanzi così tanto dalla tendenza generale osservata nel grafico 3. Invece i Paesi Scandinavi (l’autore intende sicuramente i Paesi Nordici, n.d.t.) dove gli allievi seguono una scolarità comune fino all’età di 16 anni, figurano tra le nazioni dove si osserva meno condizionamento sociale dei risultati scolastici.

Che cosa succede se si coniugano i due effetti: libertà di scelta e selezione precoce? Per rispondere a quest’ultima domanda abbiamo costruito un nuovo indice intitolato “indice di scuola unica comune”. I paesi che coniugano una grande libertà di scelta con un orientamento precoce hanno un indice di scuola unica comune vicino a zero. Il Belgio ha un indice 0.04. Invece i paesi dove c’è poca libertà di scelta e dove la selezione è tardiva, hanno un indice vicino a 1. È il caso della Finlandia con un indice di 0,83. La Francia, come sempre, occupa una posizione mediana: 0,61.

La figura 4, riportata qui sotto, illustra questa relazione molto forte tra l’indice di scuola unica comune e l’indice di condizionamento sociale dei risultati scolastici. Sono nettamente distinti tre gruppi di paesi. In alto a sinistra, il gruppo di paesi che hanno sistemi educativi fortemente segregati: grande libertà di scelta e selezione precoce. In questi paesi, il grado di ineguaglianza sociale è piuttosto elevato. In basso, a destra, i paesi dove c’è una “scuola unica comune”: scarsa libertà di scelta e un orientamento molto tardivo. In questi paesi il grado di condizionamento sociale dei risultati è in generale molto più debole. Tra i due gruppi, i paesi della zona mediana, tra cui la Francia.

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Un’analisi di regressione lineare mostra d’altra parte che questo indice di scuola unica comune permette di spiegare 66% delle differenze tra paesi europei rispetto al condizionamento sociale dei risultati scolastici.

Conlusioni

Il discorso politico dominante tende a privilegiare il principio di concorrenza tra istituti scolastici su un “quasi-mercato” (per mezzo di una più grande autonomia, di sussidi all’insegnamento privato, di soppressione dei meccanismi regolatori quali la carta scolare francese) e ad abbreviare la durata del tronco comune. Questo discorso si presenta come espressione della volontà di migliorare l’efficacia, ma anche l’equità nell’insegnamento. Il nostro studio ha mostrato che questa argomentazione non è per niente credibile. Un potenziamento dei “quasi-mercati” per mezzo di una più grande libertà di scelta, unita a procedure di selezione-orientamento più precoci, tenderebbe invece a scavare il fossato dei risultati scolastici che separa i giovani d’origini sociali differenti. Il nostro studio ci conduce piuttosto a difendere un’organizzazione dell’insegnamento basato sul modello finlandese: un tronco comune fino a 16 anni e un’ unica rete di scuole pubbliche, con una rigida regolamentazione d’assegnazione di allievi agli istituti scolastici

Note

1) Wößmann, L. & Schütz, G. (2006),Efficiency and Equity in European Education and Training Systems, Analytical Report for the European Commission prepared by the European Expert Network on Economics of Education (EENEE) to accompany the Communication and Staff Working Paper by the European Commission under the same title.

2) N. Hirtt, Impact de la liberté de choix sur l’équité des systèmes éducatifs ouest-européens, Aped, septembre 2007. Disponible sur www.ecoledemocratique.org

3) L’ex Europa dei quindici, più la Norvegia escluso il Lussemburgo. La Svizzera non è stata considerata in questo studio a causa delle disparità dei sistemi educativi.

4) L’inchiesta internazionale PISA misura le prestazioni scolastiche degli allievi di 15 anni, in matematica e lettura, nei paesi industrializzati e in qualche paese del terzo mondo. Bisogna certamente essere prudenti di fronte ai rapporti pubblicati, sulla base PISA, da parte dell’OCDE ( che è all’origine di queste inchieste ): sono spesso strumentalizzati al servizio delle opzioni politiche ed economiche di questo centro di ricerca del capitalismo mondiale. Al contrario, la base di dati statistici di PISA nascondono un patrimonio incalcolabile d’informazioni di cui avremmo torto assoluto di ignorare. L’inchiesta PISA è oggi alla sua terza edizione ( 2000, 2003, 2006 ). Ma i risultati dell’inchiesta 2006 non sono ancora disponibili nel momento in cui scriviamo; per questo motivo ci serviamo sistematicamente dei dati PISA 2003.

Nico Hirtt est physicien de formation et a fait carrière comme professeur de mathématique et de physique. En 1995, il fut l'un des fondateurs de l'Aped, il a aussi été rédacteur en chef de la revue trimestrielle L'école démocratique. Il est actuellement chargé d'étude pour l'Aped. Il est l'auteur de nombreux articles et ouvrages sur l'école.