La scuola capitalistica

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  1. Capire le mutazioni della scuola, significa dapprima capire come i bisogni educativi delle società capitalistiche evolvono con lo sviluppo delle forze produttive (tecnologie e saperi) e i cambiamenti che questo sviluppo induce nei rapporti tecnici e sociali di produzione. Questi bisogni detereminano in fine le funzioni dei sistemi d’insegnamento.
  2. Parliamo qui delle funzioni “obiettive”, quelle che la Scuola riempie effettivamente, e non delle missioni che le sono assegnate nel discorso, che sia esso istituzionale o altro. Queste funzioni non sono dunque forzatamente il frutto di un’intenzione soggettiva (cosi’ come le nostre gambe ci servono obiettivamente a farci camminare senza che nessuno abbia mai avuto l’intenzione soggettiva di dotarcene a questo scopo).
  3. I discorsi relativi all’insegnamento costituiscono delle costruzioni ideologiche che possono essere, secondo il caso, il riflesso delle funzioni della scuola, il frutto di aspirazioni contrarie e persino delle tesi distaccate dalla realtà; possono tendere a legittimare il posto della scuola nella società esistente (giustificandola o camuffandola) oppure stigmatizzare questo ruolo. L’ideologia dell’insegnamento diventa cosi’ una posta in gioco della lotta di classe.
  4. Le funzioni dell’insegnamento consistono, per l’essenziale, a riprodurre o a partecipare alla riproduzione di condizioni che assicurino la sopravvivenza del sistema economico, sociale e politico al potere. Si possono distinguere tre grandi forze di riproduzione : a) la riproduzione ideologica (trasmissione di valori morali e politici che contano per la conservazione della società); b) la riproduzione sociale (legittimazione e propagazione intergenerazionale delle ineguaglianze di classi); c) la riproduzione economica (formazione della forza lavorativa, o, se si preferisce, produzione del “capitale umano”).
  5. Queste funzioni possono essere contradditorie tra esse. L’istruzione scientifica necessaria al lavoratore qualificato puo’ entrare in contraddizione con l’inculcare dei valori politici o morali; l’elevazione delle conoscenze riquisite dal lavoratore di fronte allo sviluppo tecnologico puo’ essere frenato dal bisogno di selezionare; l’istruzione civica e patriottica puo’ essere andicappata da una differenziazione troppo precoce degli allievi secondo la loro origine sociale, ecc. Ma la contraddizione maggiore è quella che oppone il bisogno di scuola al bisogno d’ignoranza: il lavoratore troppo istruito è un pericolo per l’ordine stabilito.
  6. Alle tre funzioni della scuola capitalistica corrispondono tre forme maggiori del discorso dominante sulle missioni dll’insegnamento : a) “la scuola emancipa l’individuo e istituisce il cittadino”; b) “la scuola assicura l’eguaglianza delle possibilità e permette la riuscita dei migliori”; c) “la scuola prepara ognuno ad entrare nel mercato del lavoro”.
  7. Queste tre funzioni e questi tre discorsi sono tutti presenti, simultaneamente, da due secoli. Ma le loro forme concrete, la loro importanza relativa e le contraddizioni che le segnano sono soggette a profondi cambiamenti. Distinguiamo cosi’ le epoche seguenti nella storia recente dei sistemi dell’insegnamento : l’era della socializzazione (prima metà dell’800); l’era dell’apparato ideologico dello stato (seconda metà dell’800); l’era della meritocrazia o della promozione sociale (prima metà del 900); l’era della massificazione ( seconda metà del 900); l’era della mercantilizzazzione (epoca attuale).
  8. La prima metà delll’800 è segnata, da una parte, dalla distruzione dei luoghi tradizionali di socializzazione (relazione maestro-appendista, famiglia rurale…), d’altra parte, dall’alienazione e l’abbrutimento crescenti del proletario. Le città diventano la preda del vizio e della violenza. Si comincia dunque a mandare i bambini del popolo a scuola per inculcare loro i rudimenti di morale e il galateo, le conoscenze elementari necessarie alla vita in società. “Aprire una scuola, è chiudere una prigione” (Hugo). L’insegnamento riempie una funzione di riproduzione ideologica, ma essenzialmente come apparato di socializzazione.
  9. La seconda metà dell’800 è quella della crescita in forza del proletariato organizzato. “Uno spettro spaventa l’Europa” (Marx). La Comune scoppia come un colpo di fulmine. Di fronte all’ideologia socialista, il sistema – cioe’ le classi dominanti – deve diffondere i propri valori : amore della patria e delle istituzioni. Difronte alle minacce di guerre imperialistiche, bisogna disciplinare i fucili. Guglielmo II in Germania, Ferry in Francia, sviluppano la scoula primaria obbligatoria prima di tutto come apparato ideologico dello Stato.
  10. All’indomani della prima guerra mondiale, i progressi tecnologici e l’emergenza di nuovi mercati da una parte, lo sviluppo dell’apparato di Stato dall’altra, richiedono la formazione di uno strato minoritario ma in crescita di lavoratori qualificati : operai qualificati, tecnici, capotecnici, impiegati, funzionari. Una minorità di bambini della classe operaia si troverà chiamata a proseguire gli studi aldilà della scuola primaria. Questa “promozione sociale” è accompagnata da un potente discorso meritocratico. Sempre più, l’insegnamento diventa un mezzo di riprodurre e di giustificare le ineguaglianze sociali.
  11. Questo movimento diventa dominante dopo la seconda guerra mondiale. Si assiste ormai ad un’elevazione generale dei livelli di qualificazione richiesti sul mercato del lavoro. La mancanza di mano d’opera qualificata è generale e permanente. Di fronte all’urgenza e poiché le finanze pubbliche stanno bene, i poteri pubblici assicureranno l’apertura delle porte dell’insegnamento superiore, poi del terziario. E’ l’era della “massificazione”.Una volta, la selezione si operava all’entrata della scuola superiore: si fa adesso all’interno della scuola. Tra i funzionari dell’insegnamento, la riproduzione sociale è ormai dominante (cio’ che dà nascita al discorso teorico che la critica : “La riproduzione”, Bourdieu) ma la riproduzione economica diventa rapidamente più importante mentre la riproduzione ideologica sta andando male (maggio 68)
  12. L’ultimo decennio del XXe secolo vede già le premizie di un’era nuova. La crisi generale della riproduzione produce un’esacerbazione delle lotte concorrenziali, una fuga nell’innovazione tecnologica e una globalizzazione degli scambi e della produzione. I bisogni dettano il rinforzarsi delle funzioni direttamente economiche dell’insegnamento, ma quella strumentalizzazione entra in contradizzione con la riduzione dei mezzi dello Stato, dunque del bilancio dell’insegnamento.
  13. Due caratteristiche dell’ambiente economico portano gli elementi di risoluzione di quella contraddizione : l’imprevedibilità crescente dei bisogni di mano d’opera (legata all’instabilità economica e al ritmo sfrenato dell’innovazione tecnologica) e la dualizzazione del mercato del lavoro in termini di qualificazione (crescita degli impieghi ad altissimo ed a debolissimo livello di qualificazione, a scapito degli impieghi intermediari). In quelle condizioni il bisogno prioritario non è più quello di migliorare il livello di tutti, ma di aumentare l’adattabilità dei lavoratori, dei consumatori e del sistema educativo.
  14. L’adattabilità del lavoratore implica lo slittamento dei saperi (inutili o rapidamente obsoleti) verso le competenze (saperi trasferibili, apprendimento autonomo, ecc.). La nozione di qualificazione è soppiantata da quella d’ “impiegabilità”. Il diploma si divide in una moltitudine di “certificati modulari di competenze”.
  15. L’adattabilità della scuola significa l’abbandono dei sistemi educativi gestiti centralmente dallo Stato, a profitto di reti di stabilimenti decentralizzati, autonomi, in situazione di forte concorrenza reciproca. La sregolazione s’impone a tutti i punti di vista : assicura la flessibilità, garantisce lo sviluppo duale, spacca le resistenze.
  16. Diversi fattori si coniugano per contribuire allo sviluppo del mercato dell’insegnamento (a). La strumentalizzazione dei contenuti insegnati esige un avvicinamento insieme ideologico e tecnologico tra la scuola e l’impresa. (b) Il risultato logico della sregolazione e della decentralizzazione, è la privatizzazione. (c) Lo “sfinanziamento” dell’insegnamento pubblico spinge i “clienti” potenziali a girarsi verso il settore privato. (d) Lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione crea le condizioni tecnologiche propizie a un mercato mondiale dei servizi educativi. (e) Le aperture realizzate nella liberalizzazione dei mercati di servizi (OMC, AGCS) favorizzano pure questo mercato dell’insegnamento.
  17. L’era della “mercantilizzazione” segna dunque una doppia frattura : (a) prima e principalmente, si assiste all’apertura decisiva delle funzioni di riproduzione economica dell’insegnamento (forza di lavoro e consumatori formatati al servizio diretto dei mercati) ; (b) d’altra parte, in modo ancora embrionale ma con una forza che va aumentando, si osserva la trasformazione dell’insegnamento in nuovo mercato.
  18. Quest’ultimo aspetto, se dovesse svilupparsi ancora di più, potrebbe significare un cambiamento radicale : la scuola non sarebbe più, in primo luogo, un apparato che riempie certe funzioni al servizio dell’economia capitalistica (direttamente _ riproduzione economica – o indirettamente – riproduzione sociale e ideologica), ma bensi’ un semplice settore di quell’economia.
  19. Fondamentalmente, le mutazioni attuali sono il frutto dell’esacerbazione delle contraddizioni del “capitalismo senile” (Samir Amin). I rapporti di produzione capitalistici entrano in contraddizione con uno sfrutto razionale e umano dei progressi scientifici e tecnologici. La buona notizia : la bestia sta morendo. La brutta : sta dimenandosi con tutte le sue forze, rovinando la terra, massacrando i popoli, buttando l’umanità nella guerra e la barbaria culturali.
  20. Bisogna dunque cambiare il mondo. Ma per cambiarlo bisogna capirlo. E per capirlo bisogna imparare. Bisogna istruire. Chi? Quelli che hanno interesse a cambiare il mondo : i popoli oppressi, i bambini dei bidonville di Bogota, delle periferie di Parigi. Bisogna apportare loro i saperi che danno la forza necessaria per capire il mondo e per partecipare alla sua trasformazione collettiva. E’ per questo che ci vuole una scuola democratica.
  21. Tra le contraddizioni del capitalismo, c’è quella, fondamentale, che riguarda l’insegnamento : non si puo’ formare il lavoratore inculcargli il civismo, senza ugualmente istruirlo. E’ questa contraddizione, presente nella realtà e non semplicemente nelle idee, che fa della scuola democratica non un progetto utopico, non un discorso soggettivo in più sull’insegnamento, ma proprio un’altra funzione oggettiva della scuola esistente. La scuola democratica è già presente in germe nella scuola capitalistica.
  22. Cosi’ che, oggi, la doppia posta in gioco della lotta di classe a scuola è chiaro. Si tratta (a) di contrare l’evoluzione verso la mercantilizzazione dell’insegnamento (perché è precisamente l’evoluzione di cui ha bisogno il sistema adesso) e (b) di sviluppare il carattere democratico di quest’insegnamento (parte comune, filiale unica, scuola pubblica, aumento dei finanziamenti, pratiche emancipatrici, ecc.) poiché è cio’ che il sistema teme di più.

Nico Hirtt
Agosto 2003

Nico Hirtt est physicien de formation et a fait carrière comme professeur de mathématique et de physique. En 1995, il fut l'un des fondateurs de l'Aped, il a aussi été rédacteur en chef de la revue trimestrielle L'école démocratique. Il est actuellement chargé d'étude pour l'Aped. Il est l'auteur de nombreux articles et ouvrages sur l'école.